Homunculus: dal manga al film, dall'inconscio alla follia
- Serenditipi
- 5 set 2021
- Tempo di lettura: 6 min

Il tema dell’inconscio affascina tutti da secoli dando vita a teorie, storie, leggende che continuano a trovare posto negli scaffali. Tra queste anche Homunculus, il manga scritto da Hideo Yamamoto e trasposto in film da Takashi Shimizu.
Il concetto di “inconscio” era conosciuto già ai tempi dell’antica Grecia, passando attraverso le varie correnti filosofiche fino alla psicoanalisi freudiana, per cui: la nostra psiche ha una parte irrazionale e inconscia dove si nascondono istinti e desideri, i quali non si manifestano a livello cosciente.
Homunculus è un manga disturbante che scruta l’animo umano, porta il nostro protagonista ad analizzare gli altri per poter capire se stesso attraverso una serie di immagini che oscillano tra il grottesco e l’iperrealistico. Viene mostrato il mondo sepolto dell’inconscio, nascosto persino a noi stessi, che si manifesta in fattezze mostruose. Quel mostro interiore con cui ognuno convive, la visione distorta che si ha di se stessi, le paure, i traumi, quella parte di sé che non si è pronti ad accettare, nient’altro che la debolezza umana.
La trama si sviluppa tra personaggi che vivono sul filo di una realtà decadente. Il protagonista fa da spartiacque tra il degrado e la povertà dei senzatetto che vivono nel parco e l’albergo di lusso che ospita persone facoltose e snob. Proprio nel mezzo si trova Susumu Nakoshi, che vive nella sua macchina in cui si rifugia e da cui dipende, vivendo in simbiosi con essa come un feto nel grembo della madre.

I personaggi si inseriscono uno dopo l’altro mostrando tutto lo sdegno verso il prossimo, la mancanza di fiducia nella specie umana, il disprezzo, l’assenza di emozioni, stimoli e ambizioni, parallelamente osservati da Manabu Ito, uno “studioso”, se così vogliamo definirlo, degli esseri umani sotto diversi aspetti e nei modi più stravaganti.
Susumu Nakoshi (Go Ayano) è un uomo che non riesce a provare emozioni. Un giorno viene avvicinato da Manabu Ito (Ryo Narita), figlio del direttore di un ospedale, che gli propone di prendere parte a un esperimento in cambio di soldi. Si tratta di praticare la trapanazione del cranio che permetterebbe al cervello di attivare una sorta di sesto senso.
Ito appare da subito come un personaggio inquietante, esaltato, misterioso e poco rassicurante. Riesce a convincere Nakoshi, che stanco di trascinare una vita priva di emozioni e di senso acconsente a farsi fare un buco in fronte per sfruttare tutte le possibilità del proprio cervello. Secondo Ito “tutto può essere spiegato dal cervello”, e questo lo motiva a proseguire con la sua bizzarra ossessione per la trapanazione.
Per poter sfruttare gli effetti del sesto senso provocati dall’esperimento di Ito, Nakoshi deve usare tutta la parte sinistra del suo corpo: vista, tatto, udito, olfatto. Da qui l’immagine distintiva di Nakoshi che copre con la mano l’occhio destro.
Girando nel distretto di Kabukicho, che si trova nel quartiere di Shinjuku, Nakoshi inizia a vedere le persone intorno a sé assumere strane forme: un uomo diventa davanti ai suoi occhi sottile come un foglio di carta, una donna si scompone in diversi pezzi e il bacino prende a ruotare su se stesso, un boss della Yakuza ha le fattezze di un robot e cerca di tagliarsi il mignolo con una falce.
Un mondo inquietante e distorto prende forma intorno a lui, rappresentazione dei traumi che ognuna di quelle persone porta cuciti addosso.

Ito li chiama homunculus, una forma di vita creata attraverso l’alchimia: un essere umano vivente "in miniatura" con una grande bocca e delle grandi mani.
La connessione che esiste tra homunculi come rappresentazione dei traumi è poco chiara nel film ma spiegata meglio nel manga: al giorno d’oggi homunculus viene usato per indicare “il piccolo uomo all’interno del cervello”, e prende forma attraverso tutte le percezioni che assimiliamo attraverso i nostri cinque sensi.
“Noi usiamo i nostri cinque sensi per ottenere informazioni. Chiamiamo queste sensazioni esperienze e con il tempo queste esperienze diventano memoria. La manifestazione di queste esperienze-memoria è la forma pura dell’homunculus.” (Homunculus, vol.3, Panini comics, 2005)
L’attenzione ai cinque sensi è presente in ogni pagina del fumetto, dove nessun dettaglio viene lasciato al caso, sguardi, odori, tocchi, qualsiasi sensazione viene rappresentata in ogni particolare. Con tratto estremamente realistico e scene che si susseguono cinematograficamente. Non c’è da sorprendersi, infatti, della buona riuscita del film, nonostante il cambio di trama che riesce comunque a congiungersi con lo spirito di fondo del manga.
Nakoshi, quindi, si imbatte in diversi personaggi e affronta con questi i loro traumi. Traumi che si manifestano nelle forme più strane e che ci offrono pezzi di dolore che fanno parte degli sconosciuti quanto del protagonista stesso. Nakoshi, infatti, riesce a vedere proprio gli homunculi con cui condivide il tipo di trauma. Interessantissimo modo per constatare quanto ognuno abbia da condividere con il prossimo, indipendentemente da sesso, religione, età o fattezza.
Salvando loro Nakoshi inizia a cambiare, a lasciarsi andare alle emozioni, ma si accorge che lui stesso sta iniziando ad assimilare i traumi delle persone che ha aiutato.
Il viaggio attraverso i personaggi è un continuo crescendo di sensazioni, inquietudine, simboli, si viene travolti come le onde del mare in cui Nakoshi si riflette perso nei suoi pensieri. Infatti, nel manga ogni personaggio occupa un numero sempre più ampio di volumi.

Il primo personaggio che Nakoshi aiuta è il capo della Yakuza, il quale convive con il rimorso e la vergogna di un suo errore infantile; poi il confronto con la ragazza “1775”. Come spesso accade i desideri e i tabù sessuali si manifestano nelle forme più contorte, grottesche e intricate, infatti il suo homunculus è fatto di milioni e miliardi di piccoli simboli. Simboli di repressione, autolesionismo, perversione, che si risolvono in un vero e proprio stupro, che poi diventa consensuale. Un insieme di immagini e sensazioni difficili da elaborare, capire o interpretare perché si perdono in mezzo a quei milioni di simboli portando a leggere mille e un significato. Nel manga è inequivocabile che la connessione tra Susumu e la ragazza siano perversioni sessuali come ribellione ed evasione dalla gabbia di impeccabile perfezione che li circonda: per la ragazza è il rigore e il controllo della madre mentre per Nakoshi è il lavoro sistematico in banca, il rigore dei numeri, dove anche le persone diventano tutte dei numeri vaganti in giacca e cravatta.
Nel film, infatti, non viene mostrata chiaramente la connessione tra il protagonista e i traumi dei personaggi, nel manga invece per ogni personaggio che incontra scaviamo più a fondo nella memoria di Nakoshi.
Guardare il film è come guardare delle foto, istanti rubati ad altri che si riflettono su noi stessi. Dalle prime battute sembra essere fedele al manga, ma giunti a metà pellicola prendono due strade molto diverse.
Infatti a metà della storia vi è il confronto decisivo tra Ito e Nakoshi, che nel manga è intenso e a tratti disturbante. Il gioco di ombre, sguardi e dialoghi cattura completamente l’attenzione e sembra di perdersi tra realtà e illusione, paure e desideri, io e homunculus, Nakoshi e Ito. È Nakoshi a leggere attraverso Ito o viceversa? Si tratta di due immagini allo specchio che si riflettono in maniera opposta. Così come spiega Nakoshi, ognuno degli homunculi che lui affronta è collegato come gli anelli di una catena, e più si va a fondo più si incontrano nuovi traumi come se si stesse cadendo nelle sabbie mobili dell’inconscio di Nakoshi.
Il confronto tra protagonista e coprotagonista nel film avviene verso la fine, quando Nakoshi incontra Nanako (Yukino Kishii) riconoscendola come la sua ex ragazza. Sullo schermo gli incontri con gli altri personaggi sono come tasselli sparsi, simbolici e che celano un senso profondo anche presi singolarmente; ogni incontro, ogni evento o conversazione sembra non avere un senso, salvo la riscoperta dei traumi interiori. Solo alla fine ogni pezzo inizia a trovare il proprio posto, finalmente riusciamo a ricostruire la storia di Nakoshi e a vedere il suo homunculus. Peccato che la storia di Nakoshi quanto quella di Ito nel film siano totalmente diverse.

Nel manga invece ogni tassello si incastra perfettamente mentre noi leggiamo e man mano che ne inseriamo uno accanto all’altro appare il vero volto di Nakoshi. Questa continua ricerca di homunculi per poter vedere se stesso porta, però, il protagonista alla pazzia. Un’ossessione che prende forma in una scena inquietante, in cui dopo aver risolto il trauma di Nanako la convince e effettuare la trapanazione e in seguito hanno un rapporto, durante il quale lui vede se stesso.
Nel finale del film, il muro tra realtà e mondo crolla e diventano uno lo specchio dell’altro, mentre l’uomo si scopre unico e parte di un insieme. Il bisogno di essere visti che ognuno ha dentro di sé e che può essere realizzato solo quando qualcun altro riesce a vederci, quindi essere visti vuol dire vedere l’altro.
«Entrambi volevamo solo essere visti. Non abbiamo provato a vedere l'altra persona. È quando vedi l'altra persona che puoi creare il mondo.» (Homunculus, 2021)

Il rapporto tra Ito e Nakoshi è la struttura portante di tutta la trama, anche se nel film il personaggio di Ito è dipinto come un ragazzo viziato e fuori di testa e controllo, nel manga è solo un ragazzo che vuole dare voce a ciò che ha sempre dovuto sopprimere: lui vuole vestirsi da donna. E se nel film Ito vuole tenere il controllo su Nakoshi per portare a termine il suo esperimento, nel manga diventa forse l’unico vero amico di Nakoshi, cerca di prendersi cura di lui, finché non realizza di averlo portato a una lenta pazzia, e termina con il struggente abbraccio tra i due, mentre tra le lacrime di Ito si scioglie il suo “mi dispiace”.
È innegabile che homunculus sia un viaggio attraverso l’egocentrismo umano, attraverso discorsi e immagini aberranti, e alla fine del film come alla fine del manga viene da farsi la stessa domanda: “Cosa significa essere umani?”.

Immagini:
Comments